Dal 2 agosto 2026 chi pubblica un contenuto fatto anche solo in parte con l'intelligenza artificiale deve dichiararlo. Riguarda anche te, se usi l'AI per produrre immagini, video, audio o testi che pubblichi.
In una frase
Dal 2 agosto 2026 chi pubblica un contenuto fatto (anche solo in parte) con l'intelligenza artificiale deve dichiararlo. Non è una norma per i soli laboratori che costruiscono i modelli: riguarda anche te, se usi l'AI per produrre immagini, video, audio o testi che pubblichi.
Due obblighi distinti, non uno solo
FORNITORI → marcatura TECNICA invisibile
(chi costruisce) watermark / metadati leggibili a macchina
DEPLOYER → etichetta VISIBILE
(chi usa e pubblica) dichiarazione chiara a chi guarda/ascolta
Se usi ChatGPT, Claude, Midjourney o un tool simile per produrre contenuti aziendali, sei un deployer: l'obbligo che ti riguarda è il secondo, l'etichetta visibile — non devi occuparti tu del watermarking tecnico, che è responsabilità di chi costruisce lo strumento.
Deepfake: quando la dichiarazione è obbligatoria
Se generi o modifichi immagini, audio o video che ritraggono persone, luoghi o eventi reali in modo da farli sembrare autentici, devi dichiarare che il contenuto è artificiale. Due eccezioni, spesso fraintese:
- Opere artistiche, satiriche o di finzione: basta una dichiarazione "leggera", che non rovini la fruizione dell'opera.
- Testo su temi di interesse pubblico con revisione editoriale umana: se il contenuto passa da un controllo editoriale e qualcuno se ne assume la responsabilità, l'obbligo di dichiarazione può non applicarsi. Questa eccezione è spesso ignorata dalle sintesi divulgative sull'AI Act — verificala caso per caso, perché la maggior parte degli usi aziendali (una campagna con testimonial sintetico, un video formativo, un servizio clienti con voce clonata) non rientra in nessuna delle due eccezioni.
Lo standard tecnico: C2PA, non più un problema aperto
Il Codice di condotta sulla trasparenza, pubblicato dalla Commissione Europea il 10 giugno 2026, indica come riferimento tecnico lo standard C2PA (Coalition for Content Provenance and Authenticity — promosso da Adobe, Microsoft, BBC): metadati firmati digitalmente, con timestamp, difficili da manomettere. Non è più teoria: OpenAI e Google DeepMind hanno già annunciato (maggio 2026) che le immagini generate da ChatGPT portano sia un watermark invisibile (SynthID) sia metadati C2PA. L'approccio raccomandato è "a più livelli": nessun singolo marcatore basta da solo, perché ognuno può essere rimosso con un ritaglio o una ricompressione.
Checklist pratica per chi produce contenuti con AI
- Mappa dove l'AI generativa entra nei tuoi flussi di produzione contenuti (social, blog, materiali cliente, presentazioni).
- Definisci una procedura di etichettatura coerente — marcare tutto, non solo alcuni contenuti: un'etichettatura parziale espone comunque a violazione.
- Forma chi materialmente pubblica: l'obbligo si gioca sul gesto quotidiano di chi preme "pubblica", non su una policy archiviata in un cassetto.
- Se lavori con un'agenzia esterna, inserisci nel contratto una clausola che imponga la dichiarazione dell'origine sintetica dei materiali consegnati — altrimenti erediti tu il rischio senza saperlo.
- Tratta la dichiarazione come tutela, non solo come adempimento: un consulente che indica dove ha usato l'AI e dove ha esercitato il proprio giudizio si protegge in caso di contestazione, non si indebolisce.
In sintesi
- Dal 2 agosto 2026, chi pubblica contenuti AI-generati deve dichiararlo — obbligo tecnico per i fornitori, etichetta visibile per chi li usa e pubblica (probabilmente il tuo caso).
- I deepfake su persone/eventi reali vanno sempre dichiarati, salvo eccezione artistica/satirica o testo con revisione editoriale umana documentata.
- Lo standard tecnico di riferimento (C2PA) è già in produzione presso i grandi provider — non è più un nodo tecnico irrisolto.
- Il modo più sicuro per non sbagliare: mappa, marca sempre, forma chi pubblica.
Fonti
- Art. 50, EU AI Act: Regolamento (UE) 2024/1689 — EUR-Lex
- Codice di condotta sulla trasparenza: Commissione Europea, Code of Practice on Transparency of AI-Generated Content, 10 giugno 2026 — digital-strategy.ec.europa.eu
Materiale informativo a cura di Rayer Group. Non costituisce consulenza tecnica o legale personalizzata: per il caso concreto valutiamo insieme la situazione specifica.